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Il vescovo del concilio

Mons. Enrico Bartoletti

Bartoletti La ricezione del Concilio (1962-1965) nella diocesi di Lucca è legataalla figura di Mons. Enrico Bartoletti, eletto nel 1958 vescovo ausiliare della nostracittà, col compito di coadiuvare Mons. Torrini, ormai anziano.

Nato a S. Donato diCalenzano, in provincia di Firenze, nel 1916, aveva studiato a Roma, ottenendo la licenzain Teologia e in sacra Scrittura, e maturando una precisa consapevolezza del primatoassoluto della Parola di Dio nella vita cristiana. Prima di assumere la guida della nostradiocesi era stato rettore del Seminario fiorentino e professore di Sacra Scrittura,caratterizzandosi per il sapiente magistero nei confronti dei futuri sacerdoti e per lanotevole sensibilità culturale, negli anni in cui la diocesi di Firenze, retta dal card.Della Costa, era segnata dalla vivace presenza di figure come La Pira e don Milani (colquale ebbe un rapporto complesso, inizialmente cordiale ma divenuto difficile in occasionedella pubblicazione del volume "Esperienze pastorali").

Entrato con molta discrezione nella diocesi di Lucca, collaborò con grande rispettocon Mons. Torrini; fu nominato vicario generale nel 1963 ed amministratore apostolico nel1966, acquisendoda allora un più preciso ruolo istituzionale. Contribuì in larga misuraalla stesura della lettera pastorale del 1962 Prepariamoci al Concilio ecumenico,sottoscritta da Mons. Torrini, ma non intervenne mai direttamente in Concilio,evidenziando il suo carattere riservato ed i limiti connessi al suo ruolo di vescovoausiliare.Il suo diario rivela comunque la consapevolezza dell'importanza di quell'eventoecclesiale e la sua capacità di stabilire contatti con i vescovi più rappresentatividell'assise conciliare. Negli anni successivi egli si impegnò attivamente per divulgare leidee del Concilio, commentando soprattutto le costituzioni Dei Verbum, Lumen gentium,Sacrosanctum Concilium in una serie di relazioni destinate al clero ed ai laici (inparticolare a quelli più impegnati): con ciò ha diffuso nella diocesi di Lucca ed anche,più in generale, nella Chiesa italiana un'immagine di Chiesa fondata su categorie bibliche e spirituali (sacramento di salvezza, popolo di Dio, comunione) piuttosto chegiuridiche o sociologiche.

Valorizzando l'Azione cattolica (che nel 1969 ebbe un nuovo Statuto, fondato sulla cosiddetta "scelta religiosa", e che, nella sua prospettiva, avrebbe dovuto essere "centro di propulsione e scuola di formazione"), sollecitò i laici ad impegnarsi per la costruzione di comunità cristiane più mature e consapevoli, ed invitò quelli più motivati a dedicarsi anche allo studio della teologia, creando per essi una scuola di formazione teologica che sostituì gradualmente il "Centro di studi sociali",sino a quel momento concepito come uno strumento di lotta contro il comunismo ateo. Sindal 1962 egli affermò chiaramente che "il laico nella Chiesa non è un profano, maun consacrato, un attore, non un semplice spettatore"; e nel 1968 dichiarò che lapastorale, "in quanto autocostruzione della Chiesa, è missione di tutto il popolo diDio".

Nella sua azione pastorale in diocesi egli non diede molte direttive vincolanti, e non attuò veri e propri "piani pastorali" (pur avendoli progettati), ma cercò piuttosto di favorire una maturazione del clero e del laicato, chiamati a passare da una spiritualità incentrata sulle devozioni tradizionali e sull'obbedienza e da una partecipazione piuttosto passiva ai riti ad una più consapevole scelta di fede. Egli incontrò non poche difficoltà, in quanto gran parte del clero e dei laici adulti faticava a liberarsi da abitudini ormai consolidate, come lo stretto legame con il partito politico della DC (tramite i Comitati civici), mentre i giovani più impegnati e più entusiasti si mostravano spesso assai critici ed impazienti: di fronte a questa situazio neegli cercò sempre di evitare spaccature, favorendo un rinnovamento graduale di quelle feste religiose (come la luminara di S. Croce) che presentavano alcuni aspetti folkloristici discutibili, e ed evitò di rimuovere dai loro incarichi quelle persone chenon risultavano in sintonia col suo orientamento. Riformò nel 1966 la curia diocesana, valorizzando l'Ufficio catechistico e quello missionario, e fece nascere la parrocchia missionaria del Rwanda; inoltre rinnovò l'impostazione del settimanale diocesano "L'Esarenuovo", destinato poi a confluire con altri settimanali toscani nell'attuale "Toscanaoggi". Cercò di promuovere la catechesi prematrimoniale e di impostare una pastoraled'insieme nei vicariati, chiamando i parroci a collaborare tra di loro e ad istituire iconsigli pastorali, ed organizzò scuole di formazione per catechisti ed educatori, ma ladiocesi rispose con lentezza alle sue sollecitazioni.

Negli ultimi anni divita di Mons. Torrini, ormai novantenne, assunse la guida effettiva della diocesi, mapochi mesi dopo la sua morte (gennaio 1973) dovette lasciare Lucca per Roma, in quantonell'agosto 1972 era stato nominato segretario della CEI, presieduta dal card. AntonioPoma. In tale veste contribuì in modo decisivo all'elaborazione del piano pastorale Evangelizzazionee sacramenti" (1973), che, negli anni della secolarizzazione, segnò ilpassaggio della Chiesa italiana da una pastorale tradizionale, incentrata sull'amministrazionedei Sacramenti e sul devozionalismo, ad una presa di coscienza della necessità dievangelizzare in modo rinnovato l'uomo contemporaneo, partendo dall'ascolto della Paroladi Dio e dalla partecipazione attiva di tutta la comunità cristiana alla liturgia. Fu ilprincipale ispiratore del documento presinodale dell'episcopato italiano Evangelizzazionenel mondo contemporaneo (febbraio 1974), e guidò la Commissione di studio sul ruolodella donna nella Chiesa e nella società, creata nel 1973 da Paolo VI. Morìprematuramente il 5 marzo 1976, dopo aver speso le sue migliori energie per lapreparazione del Convegno ecclesiale "Evangelizzazione e promozione umana", chesi tenne nell'autunno dello stesso anno.

Seppe dialogare con i gruppi spontanei, come "Persona e comunità" (spesso assai critici nei confronti della gerarchia ecclesiastica, soprattutto negli anni della contestazione), e con il prete-operaio don Sirio Politi, anche se dovette frenarne alcune asprezze. Evitò di intervenire direttamente su tematiche sociali e politiche, e cercò invano di convincere le ACLI (orientate in direzione della "scelta socialista")a mantenere una connotazione ecclesiale, per non suscitare divisioni tra cristiani edanche perché riteneva prioritaria la maturazione di una nuova coscienza di Chiesa, intermini non sociologici ma biblico-liturgici e spirituali.

Il card. Martini ha giustamente affermato che Mons. Bartoletti "ha traghettato la Chiesa in Italia sulla sponda del Concilio". Il suo magistero ha lasciato una traccia profonda nella Chiesa di Lucca, e rimangono ancora attuali le sue intuizioni pastorali, per quanto riguarda la centralità della Parola di Dio, la catechesi e la valorizzazione del ruolo dei laici in una Chiesa ancor oggi troppo "clericale".

I suoi scritti principali sono stati raccolti dal suo segretario, don PietroGianneschi, in 4 volumi, pubblicati a Roma dall'editrice AVE nel 1980-82: Chiesalocale e partecipazione dei laici; Chiesa, evangelizzazione e sacramenti alla luce delConcilio; Parola di Dio e omelie; La Chiesa nel mondo, mentre donP. D'Antraccoli ha curato la raccolta degli scritti su Il sacerdozio ministeriale, Roma,Città Nuova, 1978.


Per approfondire:

Un vescovo italiano del Concilio, Enrico Bartoletti 1916-1976, Atti del Convegno, Genova, Marietti, 1988

M. Toschi, Enrico Bartoletti e il suo diario al concilio, in Cristianesimonella storia: saggi in onore di Giuseppe Alberigo, Bologna 1996, pp. 397-435

M. Faggioli, Enrico Bartoletti tra Concilio e post-Concilio. Il primato dell'evangelizzazionee la "Commissione donna", in "Rivista di storia della Chiesa in Italia"55 (2001), pp. 471-500

L. Lenzi, Concilio e post-Concilio in Italia. Mons. Enrico Bartoletti arcivescovo a Lucca (1958-1973), Bologna 2005

 

 

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