Omelia Notte Natale

SANTA MESSA DELLA NOTTE (NATALE 2018)

(Is. 9,1-6; Tt2,11-14; Lc2,1-14)

 +Italo Castellani

Arcivescovo di Lucca

 

“Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia” (Lc.2,7).

Questo gesto amorevole di ogni mamma –che si prende grande cura del proprio bimbo appena nato– “lo avvolse in fasce”– è il gesto amorevole di Maria verso Gesù, il figlio di Dio, neonato bambino. Maria si prende cura del piccolo Gesù, lo nutre di latte, di carezze e –come ogni mamma– di sogni. Lo fa vivere con il suo abbraccio e le sue carezze piene di amore.

Il testo evangelico ascoltato ci documenta come Dio Padre affida il Figlio, il Salvatore dell’umanità, alle mani di una giovane ragazza inesperta e generosa: Dio ha piena fiducia in Lei!

Nella celebrazione del Natale si rinnova la memoria di Gesù, l’Emanuele,che si fa Dio con noi.

A ben pensare, nella celebrazione annuale del Natale, si rinnova l’atto di Fede di Dio nell’umanità –come già in Maria– verso ciascuno di Noi. Come affida il Figlio neonato alle mani di una ragazza inesperta e generosa lo affida a noi.

Questa è la scommessa che in questo Natale Dio fa con ciascuno di noi, con ogni nostra comunità che celebra il Natale del Signore, con ogni uomo e donna di buona volontà! Dio verrà ancora sulla terra se in noi troverà continuità del cuore e delle mani amorevoli di Maria che “lo avvolge in fasce e lo pone in una mangiatoia” (Lc.2,7).

Nei nostri cuori e nelle nostre mani amorevoli Dio continuerà a nascere e a vivere sulla terra, solo se noi ci prendiamo cura di Lui come Maria, ogni giorno.

Come prenderci cura di Gesù?

Papa Francesco ci offre questa risposta: “Nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda. Si offre perché lo prendiamo tra le braccia, perché lo solleviamo e lo abbracciamo. Perché in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia, sollevare e abbracciare l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato (cfr Mt25,35-36). In questo Bambino, Dio ci invita a farci carico della speranza. Ci invita a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione che nasce dal trovare tante porte chiuse. In questo Bambino, Dio ci rende protagonisti della sua ospitalità” (Omelia, 24 dicembre 2017).

Basta guardarsi attorno, non tanto e solo a Natale ma ogni giorno, e vedremo che tanti fratelli e sorelle attendono da noi gesti di accoglienza e tenerezza.

  • I Nostribimbi attendono di essere “avvolti in fasce” dai genitori, magari stanchi di una giornata, ma disponibili a giocare con loro e a pregare con loro.
  • I nostri adolescenti attendono di essere “avvolti in fasce” da noi adulti, provocati e sfidati sulla coerenza della nostra fede, ad essere testimoni di Vangelo seminato in piccoli grandi gesti di ascolto, accoglienza e pazienza quotidiana.
  • I nostri giovaniattendono di essere “avvolti in fasce” da una società disponibile ad offrirgli spazi di lavoro, di futuro, perché possano mettere a frutto i talenti dono di Dio e rispondere alla loro vocazione.
  • I nostri anziani,i nostri ammalati,attendono di essere “avvolti in fasce” da tutti noi, con una presenza amorevole senza far pesare loro nulla: anche se noiosi, e ripetitivi, senza più la lucidità della mente, non più autosufficienti e bisognosi di tutto.
  • I nostri rifugiati, extracomunitari, ogni persona segnata dalla diversità,attendono di essere “avvolti in fasce” da una comunità cristiana e una società disponibile, senza se e senza ma, a vivere l’invito di Gesù: “Ero forestiero e mi avete accolto”.
  • Noi chiamati alla maternità e paternità,alla vocazione e missione educativa di accoglienza e accompagnamento della vita, in qualità di genitori, presbiteri, consacrati, –noi stessi bisognosi di essere “avvolti in fasce­–” sicuramente non saremo privati dell’amore donato, che riceveremo centuplicato, sulla promessa di Gesù.
  • La nostra società, l’umanità dei nostri giorni, -secondo gli osservatori sociali “arrabbiata, rancorosa, incattivita” e provata da tragici sussulti di terrorismo- attende di essere “avvolta in fasce” da uomini e donne testimoni di qualità di relazioni umane e da testimoni evangelici di “Cristo, nostra pace”. A questo proposito colgo questa occasione per evidenziare un fatto accaduto: in questi giorni sono stati espressi “auguri di morte” alla Persona che, con passione e generosità, presiede al Bene comune garantendo i principi della Costituzione nella nostra Città: interpretando i sentimenti sani della Cittadinanza esprimo vicinanza e solidarietà al nostro Sindaco e all’Istituzione che rappresenta.

Con questa certezza e speranza, fondata sull’Amore di Dio che “con il Suo Natale moltiplica la gioia, aumenta la letizia” (cfr Is.9,2) facendosi il “Dio con noi” (Mt 1, 23), auguro ad ogni uomo e donna,  che vive nella amata terra di Lucchesia, a tutti indistintamente, amati dal Signore, un Natale ricco di Grazia e di Pace dal Signore!